KoRnea: quando essere fan non basta. Bisogna diventarlo sul palco.
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C’è un annuncio su un forum musicale. Un chitarrista cerca un cantante con una vocalità simile a Jonathan Davis.
È il 2015, e quella ricerca su Villaggio Musicale non è una semplice audizione: è l’inizio di qualcosa. Perché quello che unisce chi risponde non è solo la tecnica. È una passione viscerale, condivisa, per una band che ha cambiato il modo in cui una generazione intera ascolta la musica. Da quel post online e da quella certezza comune nascono i KoRnea: i Korn non si suonano per fare bella figura. Si suonano perché li senti nelle ossa.

Perché i Korn
La risposta è limpida, senza costruzioni narrative. I Korn non sono semplicemente una band tra le tante del Nu Metal: sono il punto di origine, quello da cui tutto è partito. Hanno stravolto le regole della musica mainstream nel momento esatto in cui stavano per consolidarsi, e lo hanno fatto senza chiedere permesso.
“Una band che inevitabilmente ha avuto un forte impatto sulle nostre vite cambiando il nostro modo di ascoltare musica e che contemporaneamente stravolgeva le regole della musica mainstream contribuendo a creare quel genere chiamato Nu Metal, di cui i Korn ne sono i padrini indiscussi.”
Padrini indiscussi. Non una delle tante band del genere: il punto di origine. Quella da cui tutto è partito, e a cui tutto continua a tornare.

Sul palco
Il repertorio dei KoRnea affonda le radici nei primi sei album, quelli che vanno dal 1994 al 2005. Sono gli anni più epocali, quelli che ogni fan dei Korn porta nel sangue. Ma c’è un periodo che emerge su tutti: il biennio 1999-2000, l’apice del successo e dell’attitudine più viscerale della band originale. L’era del live a Woodstock ’99, entrato nella storia come uno dei concerti più devastanti mai registrati: potenza sonora, impatto visivo, energia fisica che passava dallo schermo e arrivava dritto allo stomaco.
È quello il modello, l’immagine a cui i KoRnea tendono ogni volta che salgono su un palco.
“La potenza sonora e la fedeltà strumentale e soprattutto vocale sono le prime cose che ci interessano che arrivino a chi viene a vederci. Ovviamente con una presenza scenica degna dei Korn tra headbanging estremo e i loro outfit nu metal style caratteristici. Se hai visto il loro Woodstock 99 sai di cosa stiamo parlando.”
Dal tutone adidas al kilt di Jonathan Davis: i dettagli visivi non sono accessori. Sono parte integrante del tributo, tanto quanto le note. L’immagine dei Korn non si può separare dalla loro musica, e i KoRnea lo sanno meglio di chiunque.
Il momento
All’Orion di Ciampino, durante un live, arriva il momento che rimane. Quello che ripaghi tutti i giorni di prove, le trasferte, le settimane di lavoro in sala.
“Sento l’intera arena urlare ‘ARE YOU READY?’ e poi il caos: gente che salta, urla e pogo estremo. Energia pazzesca, brividi. Un’emozione unica.”
Ci sono serate in cui capisci esattamente perché lo fai. Quella era una di quelle serate.

Senza maschera
Impiegati in uffici, tecnici di laboratori. Con la musica sempre nelle orecchie, ma dentro vite perfettamente ordinarie.
Il contrasto con quello che succede sul palco è netto, e i KoRnea non cercano di nasconderlo. Anzi, è proprio questa distanza a dare senso al progetto. Nessuna pressione, nessun obbligo professionale legato alla musica: solo il piacere puro di suonare quello che ami davanti a persone che lo amano quanto te.
“Nettamente lontano. Ma questo ci permette di sfruttare al meglio le situazioni live per poter esprimere e sfogare il più possibile questa nostra passione musicale. Senza pressioni, solo divertimento ma anche con tanta professionalità.”
La reazione di chi li conosce nella vita di tutti i giorni è prevedibile, e in fondo è parte del gioco.
“Dall’indossare una camicia in ufficio a fare headbanging su un palco in kilt davanti a centinaia di persone in delirio: sicuro provoca delle reazioni iniziali tra sgomento e curiosità. Ma anche questo è il bello di conoscere meglio una persona, no?”
C’è però una cosa che distingue i KoRnea da molte altre tribute: la risposta alla domanda sul momento in cui si diventa il personaggio. Loro non ci diventano: rimangono se stessi.
“Il nostro intento è quello di rievocare le vibes di uno show dei Korn con quel caratteristico sound nel modo più fedele possibile ma senza dover mai cadere in un acting estremo annullando noi stessi per diventare dei personaggi. Non ci siamo mai sentiti un Jonathan Davis o un Head o un Fieldy: ci lasciamo trasportare da quello che i Korn ci hanno sempre trasmesso guardandoli, rimanendo coerenti con noi stessi e cercando di darne un degno tributo con il massimo della cura e del rispetto.”
Una posizione rara, e onesta. Il tributo come atto di rispetto, non di imitazione.
E quando il palco è lontano e si torna alla routine quotidiana?
“Il suonare in giro lo considero una grossa fortuna, mai scontata e che va sempre onorata, dal palco più piccolo a quello più grande. Nella vita di tutti i giorni è inevitabile che si cerchi di rivivere quelle emozioni che senti solo su un palco mentre suoni.”

La scena
I KoRnea sulla scena tribute hanno una visione semplice e solida. La scena è cresciuta, la domanda c’è, e questo è un bene per tutti. Chi la guarda dall’esterno con scetticismo non cambia quello che fai; semmai conferma che stai facendo qualcosa che vale.
“C’è sicuramente un’alta richiesta e credo che un sano divertimento collettivo sia un bene per tutti. C’è chi denigra questa attività, ma in ogni ambito troverai sempre qualcuno che non è d’accordo con ciò che fai, e non è di certo questo che ti blocca nel perseguire quello che vuoi, soprattutto con la musica.”
Ci sono molte band valide e meritevoli di attenzione nella scena, alcune con cui hanno già collaborato, altre con cui vorrebbero farlo. Ma due nomi emergono con affetto particolare: i KissMyStarfish, “fratellini”, tribute dei Limp Bizkit, una delle loro band preferite in assoluto. E i Disasterpiece, “fratelloni di sempre”, tribute degli Slipknot, persone con cui condividono gli stessi principi su come si vive e si porta avanti un progetto del genere.
Il consiglio a chi vuole iniziare è quello più onesto che si possa dare, e arriva senza filtri:
“Il consiglio è quello di scegliere un artista che veramente senti ‘tuo’, che rispetti e che pensi di poter tributare nel modo giusto. Non seguire le mode e non prendere scorciatoie. Solo se sei fan riesci a divertirti, a far divertire e a mantenere il progetto vero e sincero. Queste sono tutte cose che arrivano davvero.”
Perché Tribute Nation
I KoRnea hanno apprezzato l’idea di uno spazio che si faccia carico di raccontare quello che c’è dietro e sotto quel palco, oltre a quello che si vede. Una scena musicale troppo spesso bistrattata dal settore, che merita invece attenzione e rispetto.
“Ci ha affascinato l’impegno di voler in qualche modo mettere in luce una scena musicale ormai molto diffusa e forse un po’ troppo bistrattata dal settore, facendo capire anche cosa e chi c’è dietro e sotto quel palco oltre a ciò che si vede.”
E cosa vogliono lasciare al pubblico dopo ogni live? La risposta parte da una distinzione che dice tutto sul loro approccio al progetto.
“Prima di tutto, non ci piace tanto il concetto di ‘fans’ per una tribute band: nel nostro caso preferiamo considerarli dei ‘Korn friends’, dei veri fan viscerali dei Korn proprio come noi.”
E poi:
“Vorremmo che il pubblico torni a casa felice, sfranto e con addosso la potenza sonora e l’impatto emotivo tipico dei Korn. Vogliamo sia una celebrazione collettiva di quelle canzoni così profonde da cambiarti per sempre. Del resto la musica è anche questo.”
Perciò: Are You Ready?

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Tribute Nation · Il primo spazio italiano dedicato alle tribute band rock e metal.


