Il coraggio di dire no: la lezione degli Sk8er Crew
Al Defrag di Roma, per il When We Were Punk Festival, il pubblico è già caldo prima ancora che parta la prima canzone. Poi attacca il primo riff e succede tutto insieme: la folla si stringe sotto il palco, parte il pogo, qualcuno canta il testo un attimo prima della cantante. Gli Sk8er Crew la raccontano con la stessa euforia con cui l’hanno vissuta: energia pura, groove che non si ferma, gente che si lascia andare senza pensarci due volte. Per una band nata da appena due anni, è il tipo di serata che vale più di dieci comunicati stampa, e che spiega meglio di qualunque intervista perché abbiano deciso di fare quello che fanno.

Perché Avril Lavigne
La scelta di dedicarsi al tributo di Avril Lavigne non è nata per caso, e gli Sk8er Crew la spiegano in tre punti precisi. Prima di tutto sono fan sfegatati, del genere e dell’artista, non gente che ha scelto un nome a effetto per differenziarsi. Poi c’è la voce della loro cantante, alta, limpida, risonante, che richiama quella di Avril in un modo che non si costruisce a tavolino: o ce l’hai o non ce l’hai. Infine una mancanza precisa che avevano individuato con lucidità: nel panorama pop-punk italiano mancava un tributo capace di amalgamarsi con gli altri progetti dello stesso genere, invece di restare un’isola a sé, isolata dal resto della scena.

Nati nel 2024
Il progetto è partito nel 2024 con un obiettivo semplice da dire e complicato da realizzare: portare sui palchi italiani i brani della pop-punk princess canadese, con la stessa energia con cui li ascoltavano loro da adolescenti. È andata bene fin da subito, e gli Sk8er Crew lo attribuiscono a due cose che si tengono insieme: un gruppo di componenti proattivi e maturi, capaci di lavorare come una squadra coesa, e un pubblico che li ha apprezzati già dalla primissima esibizione, senza bisogno di una gavetta lunga anni. Non è scontato che le due cose vadano di pari passo, ma per loro è successo così, ed è quello che li ha convinti a continuare senza guardarsi troppo indietro.
Let Go, Under My Skin, e anche Love Sux
Sull’era o l’album preferito, gli Sk8er Crew non hanno dubbi sul fatto che i primi due album, Let Go e Under My Skin, restino i più richiesti e i più acclamati dal pubblico, quelli che fanno cantare tutta la sala a memoria. Ma non si fermano lì: anche l’ultimo album, Love Sux del 2022, secondo loro non scherza affatto. Uno dei loro obiettivi dichiarati è proprio far conoscere ai fan italiani i brani di quel disco, non solo i classici che tutti già conoscono a memoria, perché meritano lo stesso spazio sul palco.

Fonici, insegnanti, animatori 3D
Fuori dal palco gli Sk8er Crew fanno mestieri che non c’entrano quasi nulla tra loro: fonici, insegnanti, animatori 3D, ingegneri, oltre naturalmente ai musicisti puri. Un mix improbabile sulla carta, professioni che raramente si incontrano nella stessa stanza, che però a quanto pare funziona bene anche a livello umano, prima ancora che musicale.
Da quello che gli altri dicono, siamo simpatici eheh.
Non è la risposta più seria che si possa dare a un questionario, ma è probabilmente la più sincera, e in fondo racconta bene il tono con cui affrontano tutto il resto.
Un’esperienza live a tutto tondo
Sul palco, gli Sk8er Crew non si sono limitati a suonare le canzoni giuste nell’ordine giusto. Hanno lavorato molto sull’aspetto live nel suo insieme: estetica curata, intro e outro pensati come parte dello show, momenti costruiti apposta per far partecipare il pubblico invece di lasciarlo semplicemente guardare da fuori.
Riproponiamo i big tour dell’artista, ma sempre con qualche chicca in più.
L’obiettivo non è replicare un concerto di Avril Lavigne fotocopia per fotocopia, ma restituirne lo spirito aggiungendoci qualcosa di loro, un dettaglio che chi è già stato a un loro live riconosce subito la volta dopo.

Il coraggio di dire no
Sulla scena tribute in Italia, gli Sk8er Crew non addolciscono la risposta. Per alcuni generi, dicono, la scena gira male, e il pop-punk non fa eccezione. Trovano comunque chi crede nel loro progetto e ha piacere a inserire una novità nel proprio calendario, gente che li tratta con il rispetto che meritano. Ma il problema più grande, secondo loro, riguarda certi locali che approfittano di chi cerca solo una vetrina, offrendo pochi euro per un lavoro che ne vale molto di più.
Alcune band dovrebbero avere la capacità di dire no a certi locali che approfittano di chi vuole solo una vetrina per pochi euro.
Dietro ogni live, spiegano, c’è un lavoro enorme che nel 90% dei casi non viene ricompensato a dovere: prove, materiale, logistica, ore che nessuno vede dal pubblico. Non è una lamentela fine a se stessa: è un avvertimento diretto a chi sta iniziando adesso, perché non ripeta gli stessi errori e impari a riconoscere il proprio valore fin dai primi live.
Tribute to Tribute
Sul tributo italiano che rispettano di più, gli Sk8er Crew fanno più di un nome, segno di una scena pop-punk italiana più unita di quanto si pensi dall’esterno. Il primo è JAR, tributo ai Green Day, seguito da Enema182 per i Blink-182, Welcome to my Plan per i Simple Plan e We Riot per i Paramore.
Con loro abbiamo un rapporto amichevole e professionale al tempo stesso. Abbiamo avuto modo di collaborarci e ci siamo trovati sempre benissimo, soprattutto a livello umano.
Non è solo stima a distanza, letta su un social: è una rete di band che si conoscono di persona, si rispettano e ogni tanto salgono sullo stesso palco nella stessa serata.
Un consiglio, un saluto
Per chi vuole iniziare oggi con una tribute band, gli Sk8er Crew hanno un consiglio molto concreto, lontano da qualunque romanticismo da palco: i social contano tantissimo. Materiale professionale, foto e video pubblicati con costanza, e qualcuno che segua con continuità la gestione della pagina, non solo a intermittenza quando c’è tempo. Il talento sul palco, dicono, è solo una parte della storia: il resto lo costruisce chi cura la comunicazione ogni singolo giorno.
Ai fan lasciano un saluto che è anche un piccolo omaggio, preso in prestito direttamente da un titolo di Avril Lavigne, lo stesso spirito che li ha spinti a fondare la band nel 2024.
Here’s to never growing up!



