Wild Berries, nati da una domanda che nessuno smetteva di fare

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Wild Berries, nati da una domanda che nessuno smetteva di fare

C’è una domanda che, ripetuta abbastanza volte, può cambiare la direzione di una band prima ancora che esista. Per Sara, Beppe, Moreno e Jacopo quella domanda arrivava sempre uguale, sera dopo sera, durante i live acustici in duo: “Hai una voce così simile a quella di Dolores O’Riordan, perché non fate un tributo ai The Cranberries?”. All’inizio sembrava solo un complimento buttato lì tra un pezzo e l’altro. Poi è diventata un’idea. Oggi è una tribute band che porta il nome Wild Berries.

Due strade che si incontrano

La storia dei Wild Berries non parte da un’unica scintilla, ma da due percorsi paralleli che per anni non si sono nemmeno sfiorati. Da una parte Beppe, Moreno e Jacopo, che dal 2012 suonavano negli Apocalyptic Love, un tributo dedicato alla carriera di Slash. Dall’altra Beppe stesso, insieme a Sara, portava avanti Just 2 Nite, un duo acustico che macinava matrimoni, feste private e piccoli pub, collezionando date su date.

Per un po’ quelle strade sono rimaste separate, ognuna con la propria storia. Poi, come raccontano loro stessi, è stato il tempo a fare il lavoro:

“Ci siamo ritrovati a condividere la stessa compagnia di amici, le stesse serate, le stesse passioni. Sempre più spesso ci si incontrava, si passava il tempo insieme, si parlava di musica, si suonava, si rideva.”

Senza una vera e propria decisione, quelle strade hanno iniziato a convergere. Il resto lo ha fatto quella domanda ripetuta sul palco, e la voce di Sara che, evidentemente, qualcosa in comune con quella di Dolores O’Riordan ce l’aveva davvero.

L’era d’oro, senza mezze misure

Coinvolti anche Jacopo e Moreno per costruire una sezione ritmica solida, i Wild Berries hanno scelto fin da subito da dove ripartire per raccontare i Cranberries: i primi anni novanta, quelli che la band stessa definisce senza esitazione “l’era d’oro”.

“L’era d’oro dei Cranberries, dal ’93 al ’96, sicuramente quella a cui siamo più legati, infatti dal vivo riproponiamo tante canzoni dei primi due album capolavori.”

Sono gli anni in cui i Cranberries, da Limerick, in Irlanda, sono passati da band emergente a fenomeno internazionale, con la voce di Dolores O’Riordan a fare da marchio di fabbrica. Non un greatest hits generico, quindi, ma una scelta di campo precisa su quale Cranberries raccontare al pubblico italiano.

Vite parallele, fuori dal palco

Spenti gli amplificatori, i quattro tornano a essere persone con vite piuttosto lontane tra loro, e sono le prime a dirlo con ironia. Sara è definita dagli altri “la stakanovista del gruppo”, sempre impegnata su più fronti e precisa in tutto quello che fa: lavora nell’azienda di famiglia, occupandosi di progettazione e realizzazione di mobili per la casa. Moreno è il chiacchierone stravagante della band, capace di parlare per ore senza annoiare nessuno, e nella vita è responsabile qualità in un’azienda che produce materiali per il settore nautico. Beppe, il “meridionale DOC” del gruppo, porta energia positiva e ottimismo anche nei momenti complicati, e lavora nella gestione amministrativa di una società del settore edile. Jacopo, il più tranquillo di tutti mentre non si parla di cibo (in quel caso, dicono, è un vero divoratore), è il “super calcolatore” della band e nella vita si occupa di gestione del personale in ambito aziendale.

“Fuori dal palco siamo persone normalissime con lavori e vite molto diverse, ma quando ci ritroviamo insieme tutte queste personalità si incastrano alla perfezione.”

Quello che succede quando si sale sul palco

Chiedere ai Wild Berries cosa succede live è chiedere loro di descrivere qualcosa per cui, ammettono, non hanno nemmeno l’aggettivo giusto:

“Sul palco sembra che ognuno di noi entri nel corpo dell’altro e viceversa, come se respirassimo all’unisono. E poi… boom! Tutto prende vita.”

Quella trasformazione non resta confinata al palco. Il pubblico dei Wild Berries, raccontano, non si limita a cantare e applaudire: in alcune serate parte il pogo, in altre qualcuno sale sul palco a saltare insieme a loro. Un pubblico “matto come noi”, dicono, e se ne dicono felici piuttosto che disturbati: è il segno che l’energia dei Cranberries, quella vera, sta arrivando intatta fino all’ultima fila.

Una scena che funziona, ma non senza contraddizioni

Sul mondo delle tribute band in Italia, i Wild Berries non si limitano a un giudizio di superficie. Riconoscono che il fenomeno sta crescendo, ma segnalano anche un effetto collaterale che chi ama la musica dal vivo conosce bene:

“Le tribute band stanno funzionando parecchio, però con grande dispiacere stanno anche togliendo opportunità a chi cerca di proporre musica inedita. I gestori dei locali pensano in primis ai guadagni e quindi l’opzione tributo è quella che sicuramente porterà più gente al locale.”

Non è un attacco al proprio stesso mestiere, ma un’osservazione onesta su un equilibrio che nella scena live italiana resta delicato: il tributo riempie i locali, l’inedito fatica a trovare spazio, e chi sta dentro entrambi i mondi lo vede più chiaramente di chiunque altro.

Tribute to Tribute

Alla domanda su quale tribute band italiana rispettino di più, i Wild Berries non hanno dubbi, e scelgono un progetto lontano dal proprio genere: la Spleen Orchestra, dedicata alle colonne sonore dei film di Tim Burton. Una scelta che dice qualcosa di loro: il rispetto, per i Wild Berries, non è una questione di generi affini, ma di cura e coerenza con cui un progetto viene portato avanti.

Il consiglio a chi vuole iniziare

Il consiglio dei Wild Berries a chi vuole formare oggi una tribute band è diretto, e parte da un unico criterio:

“Scegliere un progetto che nasca da una vera passione e non solo dall’idea che possa funzionare sul mercato. Il pubblico riconosce subito quando c’è autenticità.”

A questo aggiungono un secondo livello, quello tecnico: cura dei suoni, attenzione ai dettagli, preparazione musicale e rispetto per l’artista originale. Fare un tributo, dicono, non significa limitarsi a copiare, ma trasmettere le stesse emozioni con professionalità e personalità propria. In un panorama affollato di tribute band, per loro la differenza la fanno sempre le stesse tre cose: qualità, serietà e onestà.

I Wild Berries chiudono con un saluto che è già un invito a salire sotto il palco con loro:

“Alzate il volume e cantate a squarciagola sempre! Ci vediamo sotto il palco, i Wild Berries sono pronti a far rivivere tutta l’energia e l’anima dei Cranberries.”

Tribute Nation dà ufficialmente il benvenuto ai Wild Berries nella Nation

Segui i Wild Berries su Instagram e non perderti il prossimo live.

Tribute Nation — Il primo spazio italiano dedicato alle tribute band.

www.tributenation.it

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