Frøm Zerø, la generazione che non c’era e canta Numb lo stesso

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Frøm Zerø, la generazione che non c’era e canta Numb lo stesso

Un palco in Germania, le luci basse sul pubblico, il giro di basso di “Numb” che parte come sempre. Ma questa volta, a un certo punto del brano, il cantante fa un cenno verso la prima fila: dieci, forse dodici ragazzini scavalcano la transenna e salgono sul palco. Non ballano e basta, cantano ogni verso a memoria, come se quella canzone l’avessero scritta loro. Il disco che la conteneva è uscito vent’anni prima che loro nascessero. Per i Frøm Zerø è uno dei ricordi più vividi della loro storia da band, ed è anche il modo più diretto per capire cosa significhi per loro tributare i Linkin Park oggi: non archiviare un suono del passato, ma tenerlo vivo per chi non c’era.

Il primo tributo con una voce femminile

La band nasce a settembre 2024, a ridosso di un momento che ha spaccato in due il pubblico dei Linkin Park in tutto il mondo: il ritorno della formazione con Emily Armstrong alla voce, al posto di Chester Bennington. Molti progetti tribute, davanti a un cambio così radicale, avrebbero aspettato che la scena si assestasse prima di sbilanciarsi. I Frøm Zerø hanno fatto l’opposto: hanno scelto di muoversi subito, diventando il primo tributo italiano a portare sul palco una frontwoman al posto del cantato originale di Bennington, prendendo di petto proprio il cambiamento che altri avrebbero preferito ignorare.

Dietro quella scelta non c’è un calcolo di visibilità, ma un legame diretto con la musica che li ha formati da ragazzi, come raccontano loro stessi rispondendo a cosa li ha spinti a scegliere proprio questa band:

“I Linkin Park sono essenzialmente il motivo per il quale la maggior parte di noi e delle nostre generazioni hanno iniziato ad avvicinarsi alla musica piuttosto che a studiare uno strumento musicale. Hanno fortemente condizionato la nostra personalità artistica.”

È una frase che spiega bene perché, per loro, tributare oggi un capitolo nuovo della band non sia un tradimento del passato: è la stessa band che li ha formati, che continua a farlo.

Tra il nuovo capitolo e i classici

Chiedere ai Frøm Zerø un disco o un’epoca preferita significa mettere insieme due mondi che loro tengono entrambi vivi sul palco, invece di sceglierne uno solo. Da una parte “From Zero”, l’album più recente, quello con cui la band originale ha riaperto il proprio percorso e che ha una forte impronta sul loro show attuale. Dall’altra i capisaldi di sempre, Hybrid Theory, Meteora, Minutes to Midnight, con qualche incursione anche negli altri dischi nel corso dei live.

Il risultato non è una scaletta nostalgica né una vetrina solo per il nuovo materiale, ma un percorso che li fa convivere: lo stesso pubblico che canta la title track più recente ritrova, due canzoni dopo, i pezzi che hanno segnato un’adolescenza intera. È lì che si vede il senso della loro operazione: non scegliere un’epoca d’oro a scapito delle altre, ma restituire l’intera storia della band in un’unica serata.

Un coro più grande di loro

Alla domanda su cosa succede davvero quando sono sul palco, i Frøm Zerø rispondono senza tecnicismi, andando dritti al punto:

“Ci piace l’idea di suonare e cantare i brani della band che amiamo con le persone che provano lo stesso; ci fa sentire parte di qualcosa di più grande.”

Non una semplice esibizione tecnica, quindi, ma un momento condiviso allo stesso modo da chi sta sotto il palco e da chi ci sta sopra. Ed è proprio quel senso di appartenenza a spiegare l’episodio della Germania: quei ragazzini non sono saliti sul palco per caso, ma perché la distanza tra chi suona e chi ascolta, in un live dei Frøm Zerø, si accorcia fino quasi a sparire. Vedere ragazzi così giovani intonare un brano che ha ormai vent’anni, raccontano, è stato uno dei momenti più emozionanti della loro storia da band. Ed è anche la prova più concreta che i Linkin Park non parlano solo a chi li ha vissuti nel 2003, ma continuano a trovare nuove voci disposte a cantarli, generazione dopo generazione.

Musicisti prima ancora che tributo

Fuori dalle luci del palco, i Frøm Zerø non sono musicisti della domenica. Alla domanda su cosa fanno nella vita, la risposta è diretta:

“Siamo tutti musicisti professionisti, alcuni di noi hanno un proprio studio di registrazione, altri lavorano anche con altri artisti/band e praticamente ognuno insegna il proprio strumento.”

È un dettaglio che a un primo sguardo sembra tecnico, quasi un curriculum, ma che in realtà spiega molto del loro show: la cura maniacale con cui trattano il repertorio originale, arrangiamento dopo arrangiamento, non nasce da un hobby portato avanti nei ritagli di tempo, ma dallo stesso mestiere con cui affrontano la musica ogni giorno, anche fuori da un tributo.

La scena italiana vista da fuori i confini

Sulla scena tribute italiana, i Frøm Zerø hanno un punto di osservazione un po’ diverso dalla media, perché suonano molto anche all’estero. Da quella prospettiva più larga, il loro giudizio è netto:

“Molto vasta e la proposta molto variegata. Suonando molto di più all’estero possiamo anche confermare che le tribute band Italiane sono apprezzate anche fuori dai confini.”

Tra le realtà italiane con cui hanno condiviso il palco, una in particolare resta un punto di riferimento: i SaD, storico tributo europeo attivi da vent’anni sui palchi di tutta Europa.

“Abbiamo avuto il piacere di condividere il palco con alcune tribute band italiane e sicuramente i SaD sono una di quelle che stimiamo di più.”

Non è un caso che la scelgano proprio loro: nei SaD riconoscono la stessa attenzione al suono e alla tenuta di uno show live che cercano di portare nel proprio.

Il consiglio è tutto nel lavoro

Per chi vuole iniziare oggi a tributare una band, i Frøm Zerø non parlano di scorciatoie né di trucchi per farsi notare in fretta:

“Lavorare sodo per portare avanti uno show che sia di alta qualità e fedele nei suoni è sicuramente una grande forma di rispetto per gli artisti che hanno scritto quei brani.”

Non è un consiglio pensato per l’immagine, ma per la sostanza: per loro il rispetto verso l’originale si dimostra prima di tutto nel suono che porti in scena, non nell’estetica che ci costruisci intorno.

Un saluto semplice, come tutto il resto

Chiudono senza troppi giri di parole, con lo stesso tono diretto che li accompagna dal palco alle interviste:

“Ciao belli, speriamo di vederci presto in Italia!”

Una frase breve, quasi buttata lì, ma coerente con tutto quello che hanno raccontato: niente pose, solo la voglia di tornare a suonare per chi li ascolta.

Tribute Nation dà ufficialmente il benvenuto ai Frøm Zerø nella Nation. Seguiteli per rimanere aggiornati sulle prossime date.

Segui i Frøm Zerø su Instagram e non perderti il prossimo live.

Tribute Nation — Il primo spazio italiano dedicato alle tribute band.

www.tributenation.it

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