Beernow: l’anagramma di Be Here Now diventato una vocazione

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Beernow: l’anagramma di Be Here Now diventato una vocazione

Roma, un sottoscala di un locale, fine 2010. Gli Oasis si sono appena sciolti, la ferita è ancora aperta per chi li ha vissuti dal vivo, e in rete circolano annunci di musicisti che cercano altri musicisti per rimettere in piedi quel muro di chitarre. Da uno di quegli annunci nasce una band che si presenta al mondo con un concerto che si ricorderà per anni. Non è un dettaglio pittoresco messo lì per colore: è il tipo di serata di cui la gente continua a parlare anni dopo. Suono mancuniano, atmosfere shoegaze dei primi anni novanta, un pubblico che non si aspettava di trovarsi davanti quel wall of sound in un seminterrato. Quella sera nascono i Beernow.

Un nome che è un gioco di parole

Beernow è l’anagramma del titolo dell’album più controverso e discusso degli Oasis, Be Here Now. Non è un caso e non è un vezzo: è la dichiarazione d’intenti di una band che ha scelto di raccontare tutte le fasi della storia degli Oasis, comprese quelle più divisive, senza mettersi a fare classifiche.

La formazione di oggi porta avanti un progetto che nel tempo si è rimescolato quasi per intero. Restano due colonne della prima ora: Lorenzo alla batteria, nei panni di Alan White e Zak Starkey, e Lorenzo alla chitarra e voce, nei panni di Noel Gallagher. Attorno a loro si sono aggiunti Davide al basso (Guigsy e Bell), Jacopo alla seconda chitarra (Bonehead e Archer) e Valerio alla voce nel ruolo che più pesa di tutti, quello di Liam.

Alla domanda su perché abbiano scelto proprio gli Oasis, i Beernow rispondono citando Liam Gallagher in persona:

“Non siamo presuntuosi, pensiamo solo di essere i migliori.”

La fanno propria senza alcuna vergogna: è esattamente l’atteggiamento che serve per salire su un palco e riproporre una delle band più arroganti e amate della storia del rock britannico.

Due epoche, nessuna preferenza

Chi conosce gli Oasis sa che esiste uno spartiacque netto nella loro storia: il 2000. Prima, il Britpop, la Cool Britannia, un’Inghilterra post thatcheriana che cercava un rinnovamento e lo trovava nei testi di Noel Gallagher, working class hero capace di portare cinque ragazzi sconosciuti di Manchester dritti in cima al mondo. Dopo, tutto cambia: finisce il sogno del New Labour, arrivano delusioni e fallimenti, Be Here Now non diventa l’eterna proclamazione che doveva essere, la formazione si rinnova con Gem Archer e Andy Bell al posto di chi se n’è andato, e il suono si fa più sofisticato, introspettivo, tecnicamente maturo. Da quella fase nascono le basi di buona parte dell’indie che ancora oggi, venticinque anni dopo, deve molto agli Oasis.

I Beernow non scelgono da che parte stare. Si immergono in ogni fase con lo stesso rispetto, cambiano sound, arrangiamenti e strumentazione a seconda dell’epoca che decidono di raccontare quella sera. Oggi, per esempio, il loro live è dedicato al concerto del GMex di Manchester del 14 dicembre 1997, una data storica nel pieno del tour di Be Here Now, dove l’opulenza chitarristica di Noel tocca probabilmente il suo punto più alto: pezzi lunghi dieci minuti, finali strumentali interminabili, arrangiamenti anche eccessivi, ma un segno che ha definito un’epoca intera.

Il rituale dal vivo

Chi va a vedere i Beernow oggi lo riconosce subito, ancora prima che parta la prima nota: sul palco campeggia uno striscione Oasis Spezial, la stessa iconografia mod e da stadio che la band originale ha reso inseparabile dal proprio nome, e Valerio sale al microfono avvolto in una Union Jack, lo stesso gesto che ha reso Liam Gallagher riconoscibile in ogni tappa dei tour Oasis degli anni novanta. Non è un vezzo da cover band che vuole somigliare all’originale: è un modo per dire al pubblico, prima ancora di cantare una parola, in che epoca e in che atmosfera si sta per entrare.

Il resto lo fa la band al completo, cinque persone strette attorno a un impianto voce e chitarre pensato per riempire ogni angolo del locale, che sia un club romano intimo o un palco più grande. Gli assoli si allungano, i ritornelli si trasformano in cori collettivi, e il pubblico, spesso a un passo dal palco, risponde con lo stesso trasporto di chi ha vissuto quei concerti nel Regno Unito trent’anni fa.

Vite parallele, fuori dal palco

Spenti gli amplificatori, i cinque tornano a essere ingegneri, architetti, manager, archivisti, esperti ICT. Professioni che con il rock and roll non hanno niente a che fare, e che rendono ancora più netto lo scarto tra la vita di tutti i giorni e quello che succede quando salgono sul palco, come raccontano loro stessi:

“Si accende il motore, gasse in curva, si erge il muro degli strumenti che cantano, e si parte.”

È un contrasto che i Beernow vivono senza troppi giri di parole, e che si sente nell’energia con cui affrontano ogni data. Non ci sono aneddoti isolati da raccontare, dicono, perché ogni live ha la sua storia e dopo anni di concerti sarebbero davvero tante da scegliere. La risposta più onesta, quando gli si chiede di raccontarne uno, è un rimando diretto al prossimo appuntamento dal vivo: la storia migliore, per loro, è sempre quella che deve ancora succedere.

Cosa dice la scena

Sul mondo delle tribute band in Italia, i Beernow non usano mezzi termini:

“Tanta confusione, tanto pressappochismo, tanta improvvisazione e inadeguatezza soprattutto tecnica.”

Per loro anche in una tribute band, anche in una cover band, serve competenza tecnica vera e sensibilità musicale, meglio ancora se costruite su anni di esperienza reale sul palco. Non è un attacco gratuito: è la stessa esigenza di cura che li ha spinti a scegliere per il loro show una scaletta filologicamente fedele a una data precisa della storia degli Oasis, invece di un semplice greatest hits.

Il consiglio che lasciano a chi vuole iniziare oggi è diretto e senza troppa filosofia, tutto racchiuso in una parola sola:

“Gasseeeeeee.”

Prima l’energia, poi il resto.

Oggi i Beernow propongono scalette originali dei concerti più gloriosi che furono, con devozione, dedizione, ammirazione e cura dei dettagli. Il loro saluto ai fan guarda già al prossimo palco:

“A presto al prossimo live per condividere con voi l’essenza della ultima vera Rock n Roll Band.”

Tribute Nation dà ufficialmente il benvenuto ai Beernow nella Nation.

Segui i Beernow su Instagram e non perderti il prossimo live.

Tribute Nation — Il primo spazio italiano dedicato alle tribute band.

www.tributenation.it

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