Eponymous: la prima tribute Ghost italiana nata durante una pandemia

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Eponymous: la prima tribute Ghost italiana nata durante una pandemia

Spotlight · Roma · Ghost Tribute

Ci sono band che nascono da un’occasione. E poi ci sono band che nascono da una necessità.

Gli Eponymous appartengono alla seconda categoria.

Roma, anni immediatamente prima del Covid. Un gruppo di musicisti che si ritrova attorno a un’idea precisa: riproporre i Ghost non come semplice concerto, ma come esperienza. Perché i Ghost non sono una band normale. Sono un rituale. E i rituali non si replicano, si evocano.

La scelta

Perché proprio i Ghost?

La risposta degli Eponymous è netta: qualità musicale altissima, produzioni curatissime, un impatto scenico fuori dal comune. E poi c’è la fanbase, una delle più appassionate e fedeli della scena metal internazionale.

Ma c’è un dettaglio in più, quello che ha fatto la differenza: sarebbero stati la prima tribute Ghost italiana. Un territorio inesplorato. Un’opportunità che non si poteva lasciare ad altri.

“Il fatto che saremmo stati la prima tribute Ghost italiana ci ha spinto a darci una mossa e buttarci nell’avventura.”

Così si sono buttati. In piena pandemia, con pochissime speranze di portare a termine il progetto. Con i locali chiusi, i concerti fermi, il mondo della musica live paralizzato.

Ma la perseveranza ha avuto la meglio. Il cerchio si è chiuso. Gli Eponymous sono realtà.

Sul palco

Se pensate che una tribute band si limiti a suonare le canzoni dell’artista che tributa, non avete ancora visto gli Eponymous.

L’aspetto scenico è centrale, non accessorio. I costumi sono confezionati su misura. Le luci di scena sono studiate per ricalcare quelle della band originale. Ogni dettaglio è curato, ogni elemento è pensato.

“Il nostro sforzo è sempre nel proporre la migliore esperienza possibile.”

Ma tutto questo non è il focus principale. La musica resta centrale. La qualità resta centrale. La scenografia serve la musica, non il contrario.

L’obiettivo non è sembrare i Ghost. È far sentire i Ghost.

La maschera

C’è una domanda che facciamo a tutte le band di Tribute Nation: quando smettete di essere voi stessi e diventate il personaggio?

Per gli Eponymous la risposta è quasi mistica.

“Restiamo fuori dal personaggio fino all’ultimo, poi si indossa la maschera e avviene un click. Ti guardi allo specchio e qualcosa ha preso il tuo posto. Non sei più tu, ora sei un Ghoul o sei Papa e devi rendere felice il pubblico. Questa è la magia.”

E nella vita di tutti i giorni? Persone assolutamente ordinarie. Lavori comuni, molto poco Rockstar. Alcuni insegnano musica. Nessuno, ci tengono a precisarlo con un certo umorismo, è un Satanista praticante. Almeno non al momento.

Gli amici e la famiglia sanno, supportano, vengono ai concerti. E spesso chi non conosce i Ghost ci arriva di sua iniziativa, diventando fan nel giro di una serata.

“Forge dovrebbe riconoscerci qualche benefit!”

Il momento

Ogni band ha una storia che racconta sempre. Quella che definisce l’avventura meglio di qualsiasi altra.

Per gli Eponymous ce ne sono molte, dentro e fuori dal palco. Ma le più iconiche, e le più ricorrenti, riguardano le maschere.

“I più iconici sono i possibili svenimenti per caldo e asfissia quando siamo sotto le maschere. È davvero difficile, specie nei mesi più caldi.”

Suonare travestiti da Ghoul, con maschere che non respirano, sotto i riflettori: è una sfida fisica reale. Al punto che gli Eponymous cercano attivamente di evitare i live estivi.

La dedizione ha un prezzo. Loro lo pagano volentieri.

La scena

Chiedete agli Eponymous della scena tribute italiana e preparatevi a una risposta onesta.

Il problema, dicono, non è tanto la scena tribute in sé. È la scena live in generale. Locali non attrezzati, mentalità spesso sbagliata da parte di chi li gestisce. Trovare una location che rispetti l’impegno e la dedizione della band è sempre più difficile. E quando la trovi, spesso devi comunque fare i conti con chi non capisce cosa significa portare sul palco uno show come il loro.

E tra le band? C’è competizione. Velata, a volte nemmeno troppo. Una gara a chi è più degno, dimenticando che il punto non è essere i migliori in assoluto. È essere i più fedeli possibile a qualcosa di già straordinario.

“Servirebbe molta più umiltà da parte di tutti. Si gioca a fare la copia di qualcun altro, non dimentichiamocelo.”

Nonostante la competizione, sanno riconoscere il valore degli altri. E lo fanno senza esitazione.

Per quanto riguarda le tribute Ghost, la loro stima va agli Another Nameless Ghost: non italiani, ma secondo gli Eponymous la band più fedele in assoluto nel replicare l’esperienza Ghost a livello mondiale. Un riferimento, prima ancora che una concorrenza.

In Italia invece il nome che fanno è quello dei Flammen, Rammstein Tribute: una band che secondo loro incarna esattamente quella dedizione e quella passione che dovrebbero essere il punto di partenza per chiunque voglia fare questo mestiere sul serio.

“Per quanto riguarda le Tribute Ghost noi adoriamo e stimiamo tantissimo gli Another Nameless Ghost. In Italia direi sicuramente i Flammen Rammstein Tribute per la dedizione e la passione, davvero non perdeteveli!”

Il loro consiglio a chi vuole formare una tribute band è diretto, senza sconti. Non è incoraggiamento generico. È la sintesi di anni di prove, di costumi cuciti a mano, di live sudati letteralmente sotto le maschere.

“Non accontentatevi di fare qualcosa di simile. La gente non vuole vedere il tentativo, vuole vedere qualcosa di estremamente fedele. I costumi, la musica, le movenze. Tutto concorre e tutto è fondamentale. La strada facile finisce nel vuoto.”

Perché Tribute Nation

Gli Eponymous hanno scelto di far parte di questo progetto perché credono in quello che rappresenta. Non come vetrina, ma come strumento. Un modo concreto per cambiare la percezione di un mondo che troppo spesso viene liquidato come “serie B” della musica. Loro sanno quanto costa fare quello che fanno. E sanno che nessuno lo racconta abbastanza.

“Avere uno spazio dedicato a un mondo troppo spesso snobbato è fondamentale per la crescita del settore. Far capire che scegliere di fare un tributo non è la serie B musicale, che l’impegno è a volte maggiore rispetto alle band che fanno musica originale.”

E cosa vogliono lasciare al pubblico, dopo ogni live? Non il ricordo di una bella serata. Qualcosa di più sottile, più difficile da spiegare. Qualcosa che solo chi ama i Ghost davvero può riconoscere.

“La meraviglia nei loro occhi, la sensazione di essere quasi davanti a un vero Rituale Ghost. Ma forse la cosa che conta di più è riuscire a generare quella malinconia che solo un fan Ghost conosce: la nostalgia per quelle sensazioni appena vissute, prima ancora che siano del tutto andate.

Questa è la magia dei Ghost. Noi siamo solo gli Eponymous, e suoniamo le canzoni dei Ghost.”


E prima di salutarci, gli Eponymous hanno voluto aggiungere qualcosa per chi li viene a vedere.

“Un saluto particolare lo dedichiamo a tutti i fan dei Ghost che decidono di venirci a vedere. Siamo fan noi per primi e conosciamo molto bene le sensazioni che questa band trasmette.

From the darkness at the heart of our love, for you!”


Segui gli Eponymous su Instagram e non perderti il prossimo live.

Tribute Nation · Il primo spazio italiano dedicato alle tribute band rock e metal.
www.tributenation.it

-Nobody

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