Tutta la rabbia, senza l’incendio
Sabato 24 luglio 1999, Rome, stato di New York. Le temperature superano i 38 gradi e il cemento dell’ex base aerea di Griffiss trattiene il caldo come un forno. Una bottiglia d’acqua, che all’apertura costava 4 dollari, in certi chioschi arriva a 12. Sul palco Est i Limp Bizkit attaccano Break Stuff e il pubblico prende il titolo alla lettera: strappa i pannelli di compensato dalla recinzione e li usa per surfare sulla folla. Più tardi, nella stessa giornata, salgono sul palco i Rage Against the Machine, e il bassista Tim Commerford dà fuoco a una bandiera americana durante Killing in the Name.

Il festival che doveva celebrare il 1969
Woodstock 99 nasce come festa per il trentennale dell’originale, con Michael Lang di nuovo tra gli organizzatori. Dal 22 al 25 luglio si radunano circa 220.000 persone, e il cartellone fotografa un momento preciso della musica pesante americana: il venerdì i Korn, il sabato i Limp Bizkit, i Rage Against the Machine e i Metallica.
Di quel weekend, però, si ricorda soprattutto quello che è andato storto. La domenica sera, durante il concerto dei Red Hot Chili Peppers, le candele distribuite per una veglia diventano falò che arrivano fino ai palchi. Il bilancio è pesante: oltre cinquemila interventi medici, denunce di violenze sessuali, tre persone morte nei giorni del festival. Più di vent’anni dopo, un documentario di HBO nel 2021 e una serie di Netflix nel 2022 ne hanno fatto il simbolo di un’epoca andata fuori controllo.
Eppure, se si toglie il fumo, resta un cartellone che per un’intera generazione è stato una colonna sonora. Ed è da lì che ripartono tre band italiane.

Una telefonata, tre band, una sera
Sabato 17 ottobre, allo Slaughter Club di Paderno Dugnano, i Korn Alive, i Break Stuff e i Fade to Rage salgono sullo stesso palco con Woodstock’99 Tribute Night, per gli amici W99, una serata che riporta in scena i Korn del venerdì e i Limp Bizkit e i Rage Against the Machine del sabato. L’idea, raccontano i Fade to Rage, è nata circa un anno fa, dopo varie telefonate tra le tre band e una domanda semplice: perché non unire le forze e vedere cosa succede? Da lì, la scelta di Woodstock 99 è venuta da sé.
Non è un’alleanza nata a tavolino. Sono band di amici che da anni fanno serate insieme nei locali del Nord Italia, e i Korn Alive spiegano bene che l’obiettivo va oltre la scaletta:
W99 vuole riportare non solo le canzoni, ma anche le sensazioni, la spensieratezza e la rabbia che rimane proprio sotto il pelo dell’acqua pronta ad emergere in uno tsunami di frequenze e pogo.

Tre modi di vivere il 1999
Quell’estate, però, ognuno l’ha vissuta a modo suo. I Korn Alive seguono i Korn dalla fine degli anni Novanta: il loro chitarrista Enrico, raccontano, era al Vox di Nonantola nel 1997, nella tappa del tour di Life Is Peachy, quando ad aprire la serata c’erano proprio i Limp Bizkit. Due anni dopo Issues girava a ripetizione nei loro lettori CD, e i Korn, dicono, sono ormai parte della loro vita.
Per i Break Stuff, che dei Limp Bizkit portano in scena la musica, il 1999 è invece l’anno della maturità, con i CD di Korn, Limp Bizkit, Rage Against the Machine, Deftones e Slipknot che giravano senza sosta nel lettore portatile. Il loro amore per la band di Fred Durst è viscerale: per chi ama le contaminazioni, spiegano, il nu metal è il genere per eccellenza, e i Limp Bizkit hanno demolito molti preconcetti del metal tradizionale.
Probabilmente è questo quello che si ama di più dei LB, il loro connubio tra hip-hop, elettronica, metal, oltre che il loro “fregarsene” di tutto e la loro spavalderia.
I Fade to Rage si definiscono i più sfortunati dei tre, e hanno un buon motivo: quasi nessuno di loro è riuscito a vedere dal vivo i Rage Against the Machine, la band a cui rendono omaggio.
I biglietti per il Public Service Announcement tour erano finiti nelle nostre tasche nel 2020, e nel 2022 li abbiamo resi a Ticketone, dopo l’annullamento del tour europeo.
Nella band solo il cantante Giulio li ha visti dal vivo, nel 2008 a Modena. Quella mancanza, però, è diventata un motore: proprio perché non li hanno mai sentiti, dicono, cercano di portare sul palco la miglior esperienza possibile. E c’è un dettaglio anagrafico che dice molto su quanto sia trasversale quel periodo: nel 1999 Nick dei Break Stuff finiva le superiori, mentre uno dei Fade to Rage aveva tre anni.

Suonare nu metal senza travestirsi
Riproporre il nu metal ha un rischio evidente: scivolare nella caricatura, tra pantaloni larghi e cappellini al contrario. I Break Stuff lo risolvono partendo dalla radice:
Non puoi suonare nu-metal se non ami il nu-metal.
Per loro contano la cura maniacale nello studio dei brani e la scelta di non prendersi troppo sul serio. I Korn Alive arrivano alla stessa conclusione da un’altra strada: sul palco si vestono e si muovono quasi come gli originali, ma sanno bene che l’abito non basta.
Non basta un kilt, una tuta dell’adidas o un cappellino da baseball per fare nu-metal.
I Fade to Rage, che dei Rage hanno anche qualche tratto estetico ma non ci hanno mai dato peso, la mettono giù con più autoironia di tutti: la ricetta è suonare tanto e forte, e possibilmente bene, anche se su quest’ultimo punto, ammettono, l’ultima parola spetta al pubblico a fine serata.

Una serata, tre band
Mettere tre band sullo stesso palco sembra un rompicapo, e invece, secondo i Fade to Rage, la parte più complicata arriva prima:
Paradossalmente, la parte più difficile avviene prima ancora del live, cioè trovare una data che vada bene per tutte e 3 le band quando bisogna mettere giù nel calendario un concerto.
Sul palco, infatti, se la cavano bene. I Fade to Rage condividono cabinet e fusti della batteria con le altre due band, grazie a un setup che passa da amplificatori digitali ad analogici, anche se per i dettagli, scherzano, bisognerebbe chiedere ai tre batteristi. I Korn Alive ricordano che, dopo tante serate insieme, le tre band sanno trovare soluzioni rapide anche ai cambi palco, ma che servono locali abbastanza grandi da farci stare tutti. I Break Stuff ne fanno quasi un pregio: un live così non si può proporre ovunque, e proprio questo dà al format il suo valore. L’ordine delle band cambia da una sera all’altra e tra un set e l’altro ci sono momenti fuori dal concerto, per tenere il filo del festival.
Sulle scalette ognuno ha trovato il suo equilibrio. I Fade to Rage restano fedeli all’originale solo in parte: adattano la scaletta al tipo di serata e a quello che in sala prove vedono funzionare meglio, ma le pietre miliari dei Rage ci sono tutte, anche se non nell’ordine di Woodstock. I Break Stuff mescolano brani suonati al festival e pezzi usciti dopo, che hanno fatto il successo dei Limp Bizkit e che non si possono lasciare fuori. E c’è un titolo intoccabile: Break Stuff, che porta il loro stesso nome e che molti considerano una delle micce del caos di quel sabato. I Korn Alive fanno lo stesso con i brani dei Korn successivi al 1999, cercando di integrarli nel modo più rispettoso possibile. Il momento da non perdere, per tutti e tre, è il finale, con le tre band insieme sul palco.

Il caos resta nel 1999
Resta la domanda più scomoda: che senso ha riportare in scena un festival ricordato per il disastro? I tre non la evitano, e i Korn Alive conoscono bene gli errori di allora:
Gli ingredienti del disastro nel festival originale sono stati molti, il disagio sociale, le condizioni igieniche, le temperature, lo “sfruttamento” economico del pubblico… nel nostro spettacolo ci concentriamo più che altro sulla musica e cerchiamo di farlo in sicurezza.
I Fade to Rage ci scherzano su: Woodstock 99, dicono, è stato unico e per questo irripetibile, per fortuna. Sono i Break Stuff a spiegare a cosa serve, allora, una serata così:
Probabilmente il format serve anche a questo, a tentare di ricreare la stessa energia, la stessa smania di sfogarsi, ma con la sana voglia di farlo divertendosi ballando, saltando e pogando insieme nel massimo rispetto di chi abbiamo accanto e della venue in cui ci troviamo.
Il pogo c’è, la rabbia pure. I pannelli della recinzione, questa volta, restano al loro posto.
Sotto il palco, tre generazioni
Ci si aspetterebbe una platea di quarantenni nostalgici, e invece i Korn Alive dicono di andare forte anche tra i giovanissimi. I Fade to Rage, sotto il palco, hanno visto ragazzi di diciassette anni, genitori con i figli e coppie giovanissime, mentre i Break Stuff leggono in quel pubblico misto il ritorno del nu metal. Un pubblico così, del resto, è il motivo per cui un tributo ha senso.

Perché un tributo, oggi
Su cosa significhi fare un tributo oggi, le tre band partono da punti diversi e arrivano vicine. I Break Stuff tracciano subito una linea: omaggiare i Limp Bizkit, o un’altra band nu metal, non ha niente a che vedere con il tributo a gruppi più commerciali.
Lo fai perché ami il genere, la band, perché ti riconosci in uno stile, perché sei cresciuto con quel mood.
Quando hanno fatto il primo live, nel 2014, in Italia i tributi ai Limp Bizkit erano circa tre. Oggi, anche grazie al ritorno dei Limp Bizkit sui palchi, ne stanno nascendo altri, e per loro è una buona notizia per tutto il genere. I Korn Alive la vedono in modo simile: suonano musica che amano e la portano a un pubblico che c’è, ma che ha poche occasioni di ascoltarla dal vivo, perché i Korn non sono un prodotto che si vende da solo. I Fade to Rage, infine, mettono al primo posto il divertimento, ma a spingerli è la voglia di uno spettacolo tagliente e solido, che tenga insieme due pubblici diversi:
C’è chi ai nostri live ritorna indietro con la memoria a quando era più giovane, c’è chi invece non ha mai potuto sentire i RATM dal vivo e che magari ascoltandoci accarezza quell’idea. Se riesci ad accomunare queste due cose, allora stai lavorando bene.

Dopo il 17 ottobre
Il 17 ottobre è solo la prima tappa di un percorso più lungo. Sul futuro i Korn Alive non hanno dubbi:
Ci saranno sicuramente altre date!
W99, spiegano, nasce proprio per essere itinerante: ci sono già altre serate in programma, che verranno annunciate nei club, e le band stanno lavorando alla stagione estiva. I Fade to Rage rilanciano: l’idea di portare il format in lungo e in largo è sul tavolo, e stanno lavorando per capire fin dove spingersi. Su una cosa, però, non hanno incertezze: ogni serata la affronteranno dando il 200%, per renderla unica e speciale.
Per seguire le prossime date, trovate le tre band su Instagram: i Korn Alive come @kornalive.tribute, i Break Stuff come @breakstuff_limpbizkit_tribute e i Fade to Rage come @fadetorage_ratmtribute.




