La foto che nessuno vedrà

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Interviste

La foto che nessuno vedrà

Un ragazzo giovanissimo, sotto il palco, nel pieno di una performance. Il groove è totale e lui guarda in alto, verso il cantante: ammaliato, ma calmo. Federico Amoroso lo ha fotografato in quell’istante, ed è lo scatto di cui è più fiero. Non l’ha mai pubblicato, perché ritrae un minore, e lo conserva gelosamente. Il motivo lo spiega con un ricordo d’infanzia:

C’è qualcosa in quello scatto che trasmette serenità e mi ricorda quando, da piccolo, la musica dei CD incantava senza dover nemmeno avere gli artisti davanti: magia pura.

Ci piace che sia questa, la foto del cuore. Federico fa un mestiere che serve a mostrare: portare a chi non c’era un pezzo di serata. E la sua preferita non la vedrà mai nessuno. Forse è l’unica che non deve dimostrare niente, mentre tutte le altre sì, devono far capire com’era essere lì. La storia che segue sta tutta in quella distanza.

Un musicista con la macchina fotografica

Federico suona da quando era ragazzo. La fotografia è arrivata dopo e non ha sostituito niente: si è aggiunta, e le due passioni messe insieme gli hanno dato qualcosa di unico. Sul punto non ha dubbi: “Non potevo chiedere di meglio.”

Un musicista, da fotografo, un vantaggio ce l’ha. Sa com’è fatto un pezzo: quando arriva il ritornello, quando il chitarrista si avvicina al bordo del palco, quando il cantante si china verso la prima fila. Sapere dove guardare prima che succeda è mezzo lavoro. Federico però racconta un’altra cosa, il primo concerto con la macchina fotografica in mano. Si è perso negli scatti, tra adrenalina e divertimento, con il tempo che scorreva troppo in fretta, e ha capito che quello non era un hobby:

I classici indizi che ciò che stai facendo è una passione che trascende il semplice passare il tempo.

La prima volta da fotografo, niente ansia, solo voglia di fare. In un concerto le decisioni sono tante e hanno tutte lo stesso tempo a disposizione, cioè quasi nessuno, e a chi comincia i momenti giusti scappano. Lui ha imparato facendo attenzione e parlando con chi saliva sul palco:

Ho imparato a far caso alle luci, alle espressioni, alle circostanze e a parlare con gli artisti, per capire anche i loro punti di vista e cosa hanno intenzione di portare sul palco.

Portare il live a chi non c’era

Se c’è una frase che riassume il suo lavoro è questa, e sembra scritta come un programma:

Quello che tento di fare con la mia fotografia è proprio questo: catturare la passione e l’energia degli artisti in modo da comunicare inequivocabilmente il messaggio che questi ultimi volevano trasmettere con la loro musica e con la loro performance.

Il suo stile lo chiama “ritrattistica sul palco”, e la spiega con una riga che ci sembra la più sincera di tutto quello che ci ha scritto:

Catturo i momenti che definiscono la persona, oltre l’artista.

Una foto di concerto, in questo senso, non fa cronaca della serata, la restituisce. Per questo non ci stupisce che il concerto che sogna di aver fotografato sia il Live Aid del 1985: il 13 luglio, a Londra e a Philadelphia, nella stessa giornata, alcuni dei più grandi nomi della musica davanti a un pubblico enorme e al mondo intero collegato in televisione. È difficile pensare a un tentativo più grande di portare un concerto a chi non c’era.

Luci scure, palchi che si muovono

Federico fotografa soprattutto rock, hard rock e metal, e dice con franchezza dov’è la parte difficile:

La sfida più grande con questi generi sono le luci e il movimento sul palco.

Chiunque abbia provato a fare una foto a un concerto con il telefono lo sa: il rosso brucia tutto, il resto è nero e il cantante non sta mai fermo. Lui lo affronta con la fotocamera e poi ci rimette le mani in post produzione, con la pazienza che serve. Lavora soprattutto nel Lazio, con band di Roma come Hybrid Light e Fallen, in posti come l’Orion Arena, il Geronimo’s Live Club e Stazione Birra, e nel suo profilo compaiono anche Germania, Austria, Francia, Slovenia, Croazia e Malta.

Dalla stessa parte

Sulle tribute band il suo pensiero è molto vicino al nostro. Sono, per lui, la possibilità migliore che la persona comune ha di vivere dal vivo le band che ama senza allontanarsi da casa, e chi ci dedica tempo lo merita:

Chi dedica il proprio tempo a ricreare le performance live dei propri idoli e a portare sui piccoli palchi ciò che grandi artisti portano a livello globale merita rispetto, secondo me.

Ci piace il parallelo che ne esce. La tribute band porta un concerto a chi non può raggiungerlo, il fotografo lo porta a chi non c’era: lavorano dalla stessa parte, e funzionano meglio quando restano vicino alle persone.

Aiuta tutti a sentirsi parte di qualcosa anche nei circoli più ristretti e nei paesini più sperduti, il che è il motivo principale per cui la musica ha potere. Essa avvicina le persone.

Forse è anche per questo che, quando parla del suo lavoro, la fotocamera passa in secondo piano. Contano gli artisti, i colleghi, i locali, e il saper capire cosa serve a ciascuno:

Molto del nostro lavoro si concentra anche sul riuscire a capire le esigenze e superare le aspettative. Per farlo, c’è bisogno di molto più del semplice saper maneggiare la fotocamera.

Chi vuole vedere i suoi scatti lo trova su Instagram come @feam.raw. Nel suo profilo c’è anche la frase che meglio spiega perché ci tiene tanto:

Il tutto, se contornato dal calore del pubblico e la potenza della musica, chiude il cerchio che ogni fan adora più d’ogni altra cosa: vedere il performer divertirsi e fare ciò che ama, mentre chi ascolta fa lo stesso.

Il ragazzo della foto, sotto il palco, stava facendo proprio questo, e Federico se n’è accorto in tempo per scattare.

Segui Federico Amoroso su Instagram.

Tribute Nation — Il primo spazio italiano dedicato alle tribute band.

www.tributenation.it

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