Anche in Spagna cantano i riff
Un palco in Spagna, lontano da casa. I Black Sabbath Legacy attaccano il primo pezzo e dalla sala arriva una risposta che non si aspettavano: il pubblico straniero conosce tutto. Ogni riff, ogni parola, a memoria, cantati insieme a loro come se quella musica fosse nata dietro l’angolo e non in una Birmingham di fabbriche e fumo, più di cinquant’anni fa. Per una band che passa le serate a rifare i Black Sabbath, è la conferma più bella che potesse arrivare. La raccontano così:
Vedere un pubblico straniero cantare a memoria ogni singolo riff e parola ci ha confermato la potenza universale di questa musica.
Le trasferte e i tour all’estero sono il ricordo che si portano dietro più volentieri. Per capire perché basta tornare all’inizio, a quando di date in Spagna nessuno parlava ancora.
Un’eredità da passare a chi viene dopo
Black Sabbath Legacy nasce da un’idea precisa: continuare a diffondere, ai vecchi e alle nuove generazioni, tutta l’eredità musicale e culturale dei Black Sabbath e compagni. Non solo un repertorio da suonare, quindi, ma qualcosa da tramandare, e il nome lo dice senza giri di parole.
Per farlo hanno scelto la strada lunga. Sono amici dei vecchi tecnici della band originale, e quei tecnici hanno dato consigli e una mano concreta per reperire la strumentazione usata dai Black Sabbath. Il risultato è un suono che parte dalla fonte, e la band non lo nasconde: l’obiettivo era alzare l’asticella.
Al fine di poterci distinguere sonoramente da tutte le altre tribute ed elevare ancor di più il livello.
Il lavoro ha lasciato il segno. Oggi i Black Sabbath Legacy sono promossi e riconosciuti da Black Sabbath Italy come l’esperienza più vicina all’originale nel look e nel sound, e sul palco usano la stessa strumentazione che la band originale portava dal vivo. A questo si aggiunge la collaborazione con uno dei migliori impersonificatori di Ozzy Osbourne del Sud America.

Riff mastodontici e una sonorità di pietra
Prima di diventare una tribute band, i quattro sono stati ragazzi con un disco dei Black Sabbath nelle orecchie. È ascoltando quei brani che hanno imbracciato i primi strumenti e hanno cominciato a suonare, ed è per questo che la scelta della band da omaggiare non ha mai avuto alternative. Anche perché, ricordano, i Black Sabbath erano un’altra cosa rispetto a chiunque altro.
Una band completamente diversa dal punto di vista sonoro rispetto ai loro colleghi, caratterizzati da riff mastodontici, una sonorità di pietra e tematiche oscure e intriganti.
Quella pesantezza ha un’origine che a Birmingham conoscono bene. Tony Iommi, da ragazzo, perse la punta di due dita in una fabbrica, e per continuare a suonare accordò la chitarra più in basso, aiutandosi con dei ditali fatti a mano. Il suono lento, cupo e granitico che ne uscì diventò la firma del gruppo, e nessuno è mai riuscito a toglierglielo di dosso.

Master of Reality, quasi per intero
Tra tutti i dischi, ce n’è uno che i Black Sabbath Legacy amano suonare dal vivo più degli altri: Master of Reality, uscito nel 1971. Lo riproducono quasi nella sua interezza, e non è una scelta da poco, perché significa portare sul palco un album intero invece del solito best of. La ragione la spiegano con una frase netta:
Pilastro e pioniere delle sonorità pure Heavy Metal.
È un disco che apre con la tosse di Iommi su Sweet Leaf e prosegue con Children of the Grave, After Forever, Into the Void: titoli che ogni appassionato riconosce al primo accordo. Il repertorio della serata, per il resto, resta quello classico dell’Era Ozzy, dal 1970 al 1978.
Il medico, l’impiegato, il turnista, l’artigiano
Fuori dal palco i quattro fanno lavori diversissimi: c’è chi fa il medico, chi l’impiegato, chi il turnista e chi l’artigiano. Non solo: vivono e lavorano in due paesi differenti, il che renderebbe complicato anche organizzare una semplice prova. Eppure la distanza non è mai stata un ostacolo per il progetto, anzi.
Il condurre proprio una vita lavorativa attiva fa sì che le nostre attività dal vivo siano più intense e coinvolgenti.
Un’idea che si capisce guardando i loro concerti: chi esce da una giornata di lavoro e sale su un palco ha qualcosa da scaricare, e il pubblico lo sente. Quella energia ha una casa a Pescara, la città indicata sul sito della band, ma si muove su un calendario che attraversa mezza Italia.

Smettere di essere se stessi
Sul palco la magia, dicono, comincia quando le luci si accendono. Alex Awerkin alla voce, Luiss Iommi alla chitarra solista, Riccardo Mazzocca al basso e Luca Belisario alla batteria smettono i panni di tutti i giorni e indossano quelli dei loro idoli, con lo schermo alle spalle che mostra il logo dei Black Sabbath e un impianto di luci che porta dentro la sala il clima di quei concerti.
Smettiamo di essere noi stessi e cerchiamo di immedesimarci nei nostri idoli per regalare al pubblico la più fedele esperienza dal vivo.
È questo l’obiettivo di ogni serata: riportare chi c’era agli anni Settanta e far incontrare a chi non c’era quella musica per la prima volta, dal vivo e senza filtri.
Chi dice che è scimmiottare
Il consiglio che i Black Sabbath Legacy danno a chi sta per iniziare è semplice: sognare senza fermarsi, e non lasciarsi scoraggiare da chi guarda le tribute dall’alto in basso.
È grazie alle tribute band che si tiene vivo l’animo e lo spirito in sede live dell’artista, perché a mettere su un buon vinile siam bravi tutti, ma ricreare di persona dal vivo e scaturire nel pubblico quelle stesse emozioni e sensazioni è arte pura.
È un pensiero che nell’estate 2025 ha avuto un peso in più. Il 5 luglio Ozzy Osbourne ha salutato il suo pubblico con l’ultimo concerto a Villa Park, a Birmingham, e il 22 luglio è scomparso. Da allora il repertorio dei Black Sabbath vive soprattutto nelle voci e nelle mani di chi continua a portarlo sul palco, e i Black Sabbath Legacy sono tra questi.

Finché ci sarete voi
Il saluto ai fan è per chi sta sotto il palco, tra le prime file, a spingersi e a cantare:
Grazie a chiunque venga a pogare sotto il palco dei nostri concerti. Finché ci sarete voi, il verbo è l’eredità del Sabba Nero continuerà a risuonare forte.
Il prossimo appuntamento è il 24 ottobre al QHub di Milano. Poi il calendario si allarga: il 30 ottobre al Flow di San Benedetto del Tronto, il 31 all’X-Ray di Forlì, il 6 novembre all’Alchemica di Bologna, il 12 al Crossroad Saloon di Bari, il 13 al Midnight Club di Matera, il 14 all’Afterlife di Perugia e il 21 al Jammin di Montesilvano. Otto date in sette regioni: se i riff si cantano a memoria perfino in Spagna, qualcuno li canterà anche vicino a te.



