Smontare e correre via
Un matrimonio, una colonna sonora fuori dal comune e un finale che nessuno aveva previsto in scaletta. I Paralyzed lo raccontano così:
Una volta abbiamo suonato ad un matrimonio (si, c’è qualcuno talmente alternative da volere i QOTSA al suo sposalizio), ma a fine concerto abbiamo dovuto smontare e correre via in tutta fretta perchè avevamo stretto amicizia con le invitate sbagliate rispetto alle gerarchie della cerimonia stessa, e questo stava creando un certo malessere generale
L’aneddoto dice già molto di loro. Sono il tributo ai Queens of the Stone Age di Torino, e la loro storia, più che una carriera, è una serie di ritorni.

Una band che risorge a ogni compleanno
Tutto comincia nel 2013 con Nino Azzarà. Ha già fatto un tributo ai Depeche Mode con gli Sneakers e si chiede quale altra band omaggiare. La risposta è il gruppo di Josh Homme, che più di ogni altro, forse alla pari dei Nine Inch Nails, lo ha plasmato come chitarrista e cantante.
Torino fa il resto. Nella sezione ritmica dei Linea 77, Tozzo e Maggio, trova due compagni desiderosi di suonare le canzoni che hanno ispirato le loro band. Il progetto nasce nel backstage di un concerto benefit degli Amici di Piero, e il nome arriva da un disco: Lullabies to Paralyze.
Dopo un anno di date nei posti tipici delle band originali e non sui palchi del circuito cover, più un minitour rocambolesco in Campania, le priorità cambiano e tutto si ferma. Riparte nel 2016 per un concerto di compleanno, poi di nuovo silenzio. Nel 2023 la band si riforma, ancora per una festa di compleanno, con Marco “Alberico” Salentini alla batteria e Federico Debandi al basso. Questa volta l’idea è fare sul serio, perché portare in giro il culto dei QOTSA è “una delle cose che ci diverte di più fare”.
Una band che è cresciuta con loro
Perché proprio i Queens of the Stone Age? Per Nino la risposta ha più livelli. Il primo è la scintilla: scoprire in Josh Homme un frontman tanto chitarrista e originale nel canto e nel songwriting da spingerlo a costruirsi un percorso analogo, anche come autore. Dei QOTSA dice che sono una delle poche band capaci di trasformarlo ancora in fan, requisito essenziale per un tributo. Per Federico e Marco vale lo stesso.
Il secondo livello è il più interessante. I QOTSA sono una band in attività, e i Paralyzed li hanno visti evolvere insieme alla loro musica. Tributare una band che cresce con te è diverso dall’omaggiarne una che non c’è più: suonandoli, ci sembra di “rendere omaggio anche a noi stessi e alla nostra avventura musicale personale”.

Dischi interi, video in sync
La discografia dei QOTSA è talmente varia che “ogni album è un episodio autoconclusivo, come un fumetto di Bonelli”. La devozione si vede da una regola:
In ogni caso siamo talmente devoti che basta una scusa, tipo la ricorrenza della release di un disco in concomitanza di una nostra data, per lanciarsi nella riproduzione dell’esatta scaletta di quell’album, video compresi suonati in sync
Il prossimo candidato, dicono, è Lullabies, probabilmente nel 2027. I video sono parte dello show, perché i QOTSA hanno vissuto l’epoca d’oro dei videoclip. Negli show acustici, invece, dietro di loro scorrono i film di Russ Meyer, Faster Pussycat e Motorpsycho.
Sul costume, invece, sono netti:
Non siamo esattamente degli appassionati di cosplaying, e crediamo fermamente che la competenza musicale ed interpretativa debbano essere il primo aspetto da curare in maniera inequivocabile e possibilmente inattaccabile
Musicisti prima di tutto
Fuori dal palco Nino si occupa di musica, Federico di video e Marco è quello sportivo. Quando un collega scopre del tributo ai QOTSA, la reazione è quasi sempre la stessa:
Di solito quando un nostro collega scopre che suoniamo questa roba gli vediamo negli occhi quella scintilla in cui si immagina per una volta a suonare della musica motivante, non “di mestiere”, che lo fa godere senza mezzi termini in quanto musicista, perchè si sta parlando del meglio dell’alt rock dell’ultimo quarto di secolo.
A chi storce il naso per il repertorio altrui rispondono con un esempio illustre:
Tipo Elvis e la sua band, che non suonavano una loro canzone originale che fosse una, ma si sono fatti belli per anni col repertorio di qualcun altro
Sul resto del tempo sono chiari:
Andare a suonare dovrebbe essere, ed ogni tanto è, LA nostra vita normale.
Una scena che chiede coraggio
Sulla scena tribute italiana i Paralyzed partono da una cosa bella: è stata florida, ampia, capace di far incontrare chi ascolta una band con chi ne suona il repertorio, e può tornare a esserlo. Oggi la vedono “asfittica e ripiegata su se stessa”, e ne cercano le ragioni fuori dai palchi. Secondo loro i social hanno appiattito molto il gusto e l’apparenza ha preso il posto dell’originalità di sostanza, anche se sperano che non sia una vittoria definitiva. I tempi economici difficili, poi, spingono chi offre spazi per suonare verso soluzioni preconfezionate, che garantiscono almeno la quantità. Più in là vedono una questione culturale che riguarda tutta la musica italiana, abituata dalla televisione nazionalpopolare a preferire le certezze alle escursioni verso il nuovo.
La loro scelta dei QOTSA è proprio una di quelle escursioni, e per questo ci vedono un’occasione. Ai concerti incontrano un pubblico convinto di non trovare, tra i tributi, la musica di tre decenni di rock alternativo, a parte pochi nomi inflazionati, e intercettarlo vorrebbe dire attrarre persone nuove. Puntare sulla qualità, dicono, ridurrebbe quel divario, e un sostegno legislativo ed economico a chi opera nel settore darebbe coraggio a imprenditori e artisti, più di quanto faccia detassare, per dirne una, le rendite finanziarie.
Sui format che puntano sulla scenografia e sul suonare sempre di meno ne hanno visti pochi dal vivo e giudicano dai social: la sfida è alta, ma “non fa per noi”. Chi porta in giro Nick Cave, i REM, Vasco, Liga o gli Oasis, aggiungono, si presenta subito con un valore diverso. È anche per questo che hanno scelto Tribute Nation: hanno “fiutato interesse per la musica, non solo per le apparenze”. E a chi comincia, dopo un’intervista tanto lunga e appassionata, il consiglio arriva con ironia:
Eh beh, dopo questa catilinaria da adepti dei Radiohead il consiglio non può che essere di scegliere una band che non fa nessuno!
La fede in Josh
Cosa vorrebbero che resti al pubblico, uscendo dal locale? La risposta chiude l’intervista meglio di qualsiasi riassunto: che torni a casa con “la loro fede in Josh e nei QOTSA rigenerata, amplificata, rafforzata ed invincibile nella sua sfacciata originalità”.
Li trovi su Instagram come @theparalyzedqotsatribute. Questa settimana suonano venerdì 30 ottobre al Diavolo Rosso di Asti e sabato 31 al Cap10100 di Torino.



