Hai cambiato le corde?

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Hai cambiato le corde?

Prima di ogni serata dei Napoli Blues c’è una domanda, sempre la stessa, e la fa sempre Giacomo. Non riguarda la scaletta né l’attacco di un pezzo. Riguarda le corde. Il motivo ha un nome, Bruno, e una sera in cui alla sua chitarra ne sono saltate due. Da allora la frase è diventata un rito, mezzo scherzo e mezza scaramanzia, e i tre la raccontano con leggerezza, come si fa con le cose che capitano a tutti:

Durante i live c’è sempre l’imprevisto dietro l’angolo: un cavo difettoso, un microfono che smette di funzionare, una corda della chitarra che salta.

Detta da loro, però, quella domanda cambia sapore. Tutti e tre hanno lavorato nella manutenzione degli elicotteri, e chi ha passato una vita a controllare che niente si rompa in volo sa bene che la domanda prima della partenza non è mai di troppo. Il resto di questa storia sta tutto lì: tre persone abituate a non lasciare niente al caso che hanno scelto una musica fatta apposta per lasciare spazio al caso.

Una passione scoperta al lavoro

Si sono conosciuti sul posto di lavoro, in un ambiente che con la musica non c’entrava niente. Poi hanno scoperto di avere la stessa passione, ognuno con il proprio bagaglio: esperienze diverse, quasi tutte nel blues e nel rock anni Settanta. A tenerli insieme c’era prima di tutto l’amicizia, e solo dopo la musica.

Abbiamo iniziato a suonare insieme per divertimento e ci siamo resi conto che c’era un bel feeling tra noi.

L’ordine è quello giusto: prima il feeling, poi tutto il resto. Con il tempo la cosa si è fatta più strutturata, fino a diventare quello che sono oggi, e il divertimento è rimasto al suo posto. Hanno smesso di lavorare da qualche anno e adesso le giornate, spiegano, si dividono fra i figli che ormai viaggiano per la propria strada e i cani, uno a testa. Per chi ha lavorato sugli elicotteri c’è anche una seconda passione, che non ha bisogno di presentazioni:

Volare è la nostra seconda passione.

Per due terzi napoletani

Perché Pino Daniele, allora? La risposta parte da una frase che è insieme un’identità e una confessione. Pino era un ragazzo di Napoli, classe 1955, che aveva imparato la chitarra da solo e che nel 1977, con Terra mia, aveva messo la tradizione partenopea a parlare con il blues. Loro lo raccontano così:

La sua capacità di fondere tradizione musicale napoletana (e noi siamo per 2/3 napoletani!) con altri generi come il blues, il jazz, il funk o i ritmi sudamericani è unica ed ineguagliabile.

Per tre musicisti arrivati dal blues, e per due su tre napoletani, Pino Daniele è la strada più corta tra le due metà di sé. Non devono scegliere se essere napoletani o bluesman, perché lui ha già dimostrato che si può essere entrambe le cose nello stesso pezzo. Dalla loro parte c’è anche un’epoca, quella vena musicale degli anni Settanta e Ottanta a cui si sentono di appartenere, e suonare quella musica è ancora, dicono, un’esperienza “travolgente ed attuale”.

Nero a metà

Quando si tratta di scegliere un disco, non hanno dubbi. I brani che portano dal vivo vengono soprattutto dai primi album, e uno li lega più degli altri:

In particolare siamo legati a “nero a metà” che riteniamo essere un capolavoro sotto ogni aspetto.

Nero a metà è del 1980, dodici brani, e due di quelli in scaletta dei Napoli Blues ci sono dentro: Quanno chiove e A me me piace ‘o blues. Il resto del repertorio, dalla chitarra acustica e semiacustica al basso, fino alle congas, ai bonghi e ai bar chimes, ricostruisce l’atmosfera dei concerti unplugged, intimi ma carichi di groove. Una ritmica che guarda insieme al Mediterraneo e al Sudamerica, come faceva lui.

Suonare Pino non stanca mai

Qui arriva il punto in cui i conti tornano. Chi controlla elicotteri per mestiere ha scelto, per il tempo libero, un repertorio dove non tutto è scritto, e lo dice senza giri di parole:

C’è spazio per l’improvvisazione e non è mai banale, cosa purtroppo un po’ carente nella musica odierna, per lo più generata al computer e con poca interazione personale.

È il rovescio della domanda di Giacomo. Il loro mestiere era far sì che nulla di imprevisto succedesse; la musica, invece, è il posto dove l’imprevisto si può accogliere e farne una serata migliore. Non a caso la frase con cui chiudono il discorso sul repertorio è anche la più semplice:

Suonare Pino non stanca mai.

Omaggio, non copia

Sulla scena italiana hanno due osservazioni, e la prima è sulle parole. Di tribute band, dicono, ce ne sono moltissime, ma loro preferiscono tradurre correttamente il termine inglese e parlare di omaggio. È una scelta che si sente anche dal palco: un omaggio non rifà un artista, gli restituisce qualcosa. La seconda osservazione riguarda gli artisti:

Forse poche rivolte ad artisti italiani a vantaggio dei soliti gruppi rock inglesi ed americani.

Scegliere Pino Daniele, in questo panorama, significa suonare per un pubblico che conosce ogni parola, e non è un caso che il consiglio che danno a chi comincia parta dalla motivazione, prima ancora che dalla tecnica:

Credere nel progetto che si vuole creare. Nel senso di omaggiare un artista, o una band, perché si ritiene che la sua musica ha un significato, meriti di essere ricordata o reinterpretata e non semplicemente perché è la più facile da “vendere”!

Una serata tra amici

Sul palco i Napoli Blues sono quello che sono fuori: spontanei, naturali, senza una maschera da indossare. Tra il modo di essere fuori e quello di essere sopra, dicono, non c’è molta differenza. La regola, per loro, è una sola:

Quello che è importante per noi è divertirsi e divertire.

Il resto è ospitalità. Chi sale sul palco cerca di far sentire gli altri “come a casa, ad una serata tra amici”, e lo fa con la stessa naturalezza con cui si offre una sedia. Dopo anni di mestieri precisi e di cose da controllare, è una forma di cura diversa, che si misura a orecchio e a sorriso.

Anima e sentimento

Il saluto ai fan arriva senza giri, con la stessa schiettezza di tutto il resto:

Se amate la musica di Pino Daniele venite ad ascoltarci e non ve ne pentirete. Noi ci mettiamo l’anima e il sentimento, come direbbe lui, e garantiamo un’esperienza indimenticabile.

Li trovi su Instagram come @napoliblues_. E se prima del concerto senti qualcuno chiedere se le corde sono state cambiate, non preoccuparti: è la frase classica di Giacomo prima di una serata.

Segui i Napoli Blues su Instagram e non perderti il prossimo live.

Tribute Nation — Il primo spazio italiano dedicato alle tribute band.

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